Roberto Chessa

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La mia Nave è differente

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Più passano gli anni e più trovo analogie tra il mondo della nautica e quello aziendale.

Nel 2006 nasce il progetto “Una Nave chiamata Azienda”. Il giusto equilibrio tra valore economico e capitale umano.

Partiamo da quello che può vedere l’occhio umano. La struttura della nave sull’acqua. La parte emersa, lo scafo.

Non esiste imbarcazione al mondo in grado di navigare senza il supporto della parte immersa. La così detta opera viva, la carena. Proprio ciò che il nostro occhio non può vedere, permette la navigazione. La forza propulsiva.

Nelle aziende accade la stessa cosa. Quando si valuta un’azienda, la prima cosa che si prende in esame sono i numeri. Il conto economico, i bilanci. Le attrezzature, i beni strumentali, i capannoni etc etc.

Gli aspetti finanziari, costi e ricavi. Sono i numeri a dirci se un’azienda è in grado o no, di stare sul mercato.

Spesso ci si dimentica del fatto che i numeri siano generati dalle persone . Da tutti quegli aspetti che non compaiono in un bilancio d’esercizio. L’aspetto intangibile della nostra “Nave Azienda”.

Nei periodi di crisi, gran parte delle aziende tendono a tagliare i costi proprio dove si genera valore.

Si licenzia, non si investe più in ricerca e sviluppo, in formazione. Come se in una nave si rinunciasse ai motori e si sperasse di navigare con la forza del vento e delle onde.

Oggi il vento è cambiato. Se la nostra azienda è una nave, il mare è il mercato in cui dobbiamo navigare.

Potremo elencare una quantità smisurata di aforismi, a partire da Seneca che ci dice che “nessun vento aiuta il marinaio che non sa in quale porto approdare. Einstein , che affermava che non possiamo pretendere di ottenere risultati differenti facendo sempre le stesse cose…..

Questo vuol dire che se il mercato è cambiato, probabilmente anche noi e le nostre aziende dovremmo cambiare. Avere dei piani precisi da seguire, onde evitare di navigare a vista o peggio ancora in balia delle onde e del vento.

A partire dalla depressione dell’ottocento, passando per la recessione dovuta alle guerre sino ai giorni nostri, abbiamo assistito ad un susseguirsi perpetuo di crisi economiche. Crisi agrarie, manifatturiere, industriali, finanziarie. L’uomo è sempre stato in grado di creare valore, rimboccarsi le maniche e trovare soluzioni.

Oggi si vive spesso aspettando che siano gli altri a risolvere i nostri problemi. Lo stato, le istituzioni, il sistema bancario. Nel tempo in cui aspettiamo che passi la bufera e che qualcuno ci venga a salvare , assistiamo inermi ad ammutinamenti e naufragi vari.

Le nostre aziende calano a picco, strangolate da mancanza di liquidità e perdita di commesse. Davanti ad una situazione di crisi l’imprenditore perde il controllo della propria nave, lascia il timone incustodito, non segue una rotta precisa, si lascia abbindolare dal canto delle sirene.

La cosa certa è che la situazione generale di confusione non permette di essere lucidi. Si perde di vista quella che è una pianificazione chiara, una programmazione efficace. Le priorità diventano urgenze e le urgenze priorità e questo fa si che non ci siano ne priorità quanto urgenze. Si perde la fiducia nella propria squadra e quest’ultima la perde nei confronti del proprio comandante.

To be continued …………… Il comandante equilibrista

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Autore: Roberto Chessa

https://rchessa.wordpress.com/

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