Roberto Chessa

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Jobs act , 2 anni di sussidio, ma l’impresa non riparte

12 commenti

New JobsOggi sul sole 24 ore si parla delle azioni che intraprenderà il Governo in ambito occupazionale.
Ho letto l’articolo e comprensibilmente non ci sono informazioni dettagliate, perciò dovremo ancora aspettare per avere informazioni specifiche.

In questo post faccio alcune considerazioni “ da bar” e mi domando perché certe considerazioni non possano essere fatte ai piani alti ? probabilmente avrebbero bisogno di un buon bicchiere di cannonau per schiarirgli le idee.

Non amo parlare di politica, anzi quando posso evito. In questo caso parlo di lavoro, di economia, di crescita.

Una semplice domanda : se quei soldi venissero dirottati a favore delle imprese per assumere quelle stesse persone ?

Sarebbero più motivati, avrebbero una maggior dignità, sarebbero produttivi per loro, per l’azienda e per lo Stato.
qualcuno smetterebbe di fare lavori in nero o di cazzeggiare sul divano , “ intanto per 2 anni sono tranquillo”
Aumenterebbero i consumi, calerebbe la disoccupazione , ci sarebbe un clima più sereno non un allarme di guerra civile.
Probabilmente le mie sono e restano solo considerazioni “da bar”, non ho davanti a me i bilanci dello Stato e le normative che regolano i differenti processi. Ma domandare è lecito !!!

Si potrebbero anche investire in formazione professionale con placement garantito . È risaputo che la scuola non “prepara” per il mondo del lavoro, oppure per il ricollocamento e l’aggiornamento degli over 50.
Se si vuole dare una scossa all’economia, bisogna concentrarsi sulla ripresa economica non sulla “solidarietà”.

A voi le considerazioni.

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Autore: Roberto Chessa

https://rchessa.wordpress.com/

12 thoughts on “Jobs act , 2 anni di sussidio, ma l’impresa non riparte

  1. caro Roberto le tue legittime considerazioni sono dettate dal buon senso, di cui la politica attuale è carente – non credo avranno esito positivo ,resteranno chiacchiere da bar, purtroppo – ciao

  2. Stavolta concordo pienamente…

  3. Bisogna investire nel privato e nel pubblico. Mandare in pensione centinaia di migliaia di persone e liberare posti ai nuovi giovani. Ridurre le tasse, l’IVA e soprattutto il costo della vita. Per far ripartire il mercato non c’è SOLO bisogno di lavoro, ma di potere d’acquisto. Nel mercato chi può compra, chi vende produce e guadagna e immette in circolo i soldi. Se uno non può, non compra, l’impresa non vende, non produce e si inceppa l’intero meccanismo del mercato interno.

  4. Concordo con te, Roberto. Se dovesse andare in porto l’ennesima pratica assistenzialista, sarebbe poco più di un palliativo. E con più lati negativi che positivi. Qui se non vedono il modo di far ripartire il mercato interno, la vedo molto, molto grama. I modi per uscire da questa palude sono ben altri, uno di questi sarebbe giustamente potenziare le imprese – ridurre la tassazione sul lavoro, per esempio, o la pressione fiscale che attanaglia la piccola e media impresa. Ma siamo solo all’inizio della questione, che è complessa quasi all’inverosimile.

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