Roberto Chessa

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385.000 posti di lavoro a rischio

8 commenti

A lanciare l’allarme è la CGIA di Mestre.

L’elaborazione dei dati Istat anche quest’anno ci mostra dei numeri incredibilmente preoccupanti.

385.000 posti di lavoro a rischio estinzione nei prossimi 10 anni .

In questo blog abbiamo già parlato del fatto che esistano professioni difficilmente reperibili sul mercato e della difficoltà da parte delle aziende di trovare candidati validi.

Le aziende assumono, mancano i candidati

Assunzioni in periodo di crisi, le figure più richieste

 

Anche quest’anno i dati sono allarmanti : 8.500 posti di lavoro che rischiano di restare vacanti.

Oggi non voglio affrontare questo argomento, perciò se voleste approfondire vi basterà  cliccare su google e troverete tutte le informazioni di cui avete bisogno.

Ma per i più pigri, ecco alcuni link.

http://www.gazzettadelsud.it/news//107316/La-top-ten-dei-lavoratori-.html

http://www.repubblica.it/economia/2014/09/06/news/lavoro_cgia_8_500_posti_vacanti_ma_gli_esperti_informatici_sono_introvabili-95143231/

http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/le-professioni-introvabili-generano-8500-posti-di-lavoro-vacanti-secondo-il-rapporto-della-Cgia-di-Mestre-cac21091-2094-4730-9810-f54126365984.html?refresh_ce

 

 Quali sono le principali figure che rischiano di scomparire ?

 

Allevatori di bestiame, braccianti agricoli, pellettieri, falegnami, muratori,  carpentieri, carrozzieri, meccanici auto, saldatori, riparatori di orologi, tecnici radio e Tv, elettricisti, sarti, tappezzieri, ponteggiatori, parchettisti e i posatori di pavimenti.

Lo studio è stato effettuato calcolando il numero di occupati presenti oggi nelle principali attività manuali compresi nella fascia di età che va tra i 15 ed i 24 anni e in quella tra i 55 ed i 64 anni, in relazione alla percentuale di ricambio.

  • Tra 10 anni una buona parte degli over 55 raggiungerà il limite di età.
  • Il decremento demografico degli ultimi anni fa pensare che nel prossimo futuro si ridurrà ancora di più il numero dei giovani che entreranno nel mercato del lavoro, accentuando così la mancanza di turn-over.
  • I giovani ormai da tempo si avvicinano sempre meno alle professioni manuali

Come si può invertire questa tendenza ?

“Invertire la tendenza risulta difficile”,  il segretario della CGIA  Bortolussi, “fotografa” la frenata in tal senso anche in riferimento  all’aspetto sociale, ovvero :  quante famiglia desidererebbero per i loro figli un lavoro manuale, artigianale?

Per chi si fosse perso la discussione su Lavoro manuale vs lavoro di concetto , può cliccare qui.

In questi giorni pertanto si ritorna a parlare dell’importanza della formazione scolastica come volando per il mercato del lavoro.

 

Voi cosa ne pensate ?

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Autore: Roberto Chessa

https://rchessa.wordpress.com/

8 thoughts on “385.000 posti di lavoro a rischio

  1. Mah! Sarte, tecnici TV e braccianti agricoli, per mia conoscenza aneddotica, faticano a mettere insieme il pranzo con la cena. Meccanici e piastrellisti se la passano meglio, ma infatti ce ne sono parecchi anche sui 20 anni o poco più.
    D’altra parte, se ci fosse davvero questa folle necessità di queste professionalità, basterebbe pagarle di più. Mi sembra sia la solita storia dei panettieri che non si trovano e poi si scopre che si richiede che facciano la notte, 12 ore al giorno, per 800 euro netti. Oppure che chi sostiene che ci sono 500 posti da panettiere a 2000 euro/mese vacanti sono associazioni che guarda caso organizzano corsi di panificazione a pagamento.

    • Se devo dare un mio modesto e personale parere, basato su 15 anni di attività di ricerca e selezione del personale, posso essere d’accordo con te su alcuni aspetti.
      Negli ultimi anni i tecnici tv scarseggiano, principalmente a causa del crollo dei prezzi e dell’innovazione tecnologica. probabilmente lo studio non si riferisce ai piccoli artigiani ma a grosse aziende. I braccianti sono molto ricercati ed il lavoro viene svolto principalmente da extra comunitari, che si fanno un mazzo tanto e si portano a casa una retribuzione variabile tra i 1.200 e 1.500 in base all’area in cui operano.
      Purtroppo le retribuzioni degli artigiani sono molto basse e non dipende dai datori di lavoro ma dai contratti collettivi nazionali.
      Anche il panettiere è un lavoro duro e lo si fa di notte in quanto il pane si consegna al mattino.
      800 euro per 12 ore notturne è sfruttamento, ma non escludo che ci siano aziende che sull’onda della crisi, prendano alla gola le persone che hanno bisogno di portare a casa la “pagnotta”.

      • Mah, i braccianti agricoli extracomunitari sono in genere reclutati con la tecnica del caporalato, ingaggiati senza nessuna garanzia, pagati una miseria a cottimo e spesso anche maltrattati. vedi ad esempio http://espresso.repubblica.it/dossier/2006/09/01/news/io-schiavo-in-puglia-1.1306 http://www.apprezziamolo.it/2012/06/13/la-schiavitu-del-pomodoro/ http://www.rassegna.it/articoli/2013/07/15/102755/al-lavoro-35mila-migranti-per-la-raccolta-dei-pomodori
        Magari tu ti riferisci a quelli che lavorano negli allevamenti del Nord Est.
        Molti mestieri come tecnici TV e sarti stanno scomparendo perché ormai costa meno comprare un vestito o una TV nuova che farla riparare, per quanto riguarda le grandi aziende ormai le produzioni sono delocalizzate…e anche volendole fare in Italia, una sarta “di fabbrica” non deve essere formata come una sarta vera e propria, che ti fa il vestito dal cartamodello al prodotto finito…in molti casi basta qualcuno che sappia cucire a macchina.
        I CCNL stabiliscono le retribuzioni minime, non vietano affatto di pagare di più sotto forma di anticipo acconti futuri, terzo elemento etc.
        Continuo a dire che mi sembrano più proclami fini a dimostrare che la disoccupazione è causata solo dalla non voglia di lavorare.

        • Purtroppo le vicende di cui parli sono risapute, i tg ne hanno parlato, seppur non abbastanza.
          Per fortuna esistono anche aziende che non “sposano” questa politica e con difficoltà utilizzano risorse locali. Tutte regolarmente assunte.
          Come detto nel post precedente sui tecnici sono concorde, non conviene più la riparazione.
          Riguardo ai CCNL, certo che si può dare di più, il modo lo si trova.
          Riguardo alla voglia di non lavorare bisognerebbe aprire un post a parte. 🙂

  2. L’educazione del lavoro manuale andrebbe insegnata fin da piccoli ai propri figli, evitando che le aspirazioni dei genitori si ripercuotino su di loro. Così accade che chi è portato per il lavoro manuale sia “costretto” a proseguire gli studi per soddisfare l’egoismo genitoriale, a discapito di chi invece ci è portato naturalmente. Le conseguenze, a mio parere, sono disastrose. La maggior parte di questi figli hanno il famoso calcio in c… per entrare in posti dove non hanno le necessarie competenze e le capacità adatte per svolgere mansioni amministrative, tributarie, contabili, bancarie, ecc ecc… invece, chi magari è naturalmente portato per svolgere il cd lavoro da scrivania, è costretto a dover abbandonare le sue ispirazioni. turn over si, ma mentalità sbagliata. Pensare che un lavoro sia solo quello di concetto, come tu ribadisci, è innaturale….

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