Roberto Chessa

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Quanto conta sapersi vendere in un colloquio di lavoro

14 commenti

Trovare lavoro è un lavoro ? ormai siamo stanchi di sentircelo dire. Lo si legge ovunque: quotidiani, magazine, blog. La rete pullula di articoli che ne parlano.

Si, è proprio un lavoro. E mi spiace dirlo, è un lavoro di vendita.

Si perché c’è da vendere un prodotto, noi stessi.

Ho lasciato questo articolo in sospeso dopo la puntata andata in onda su Comoradio, ospite della scintillante Belinda; ripromettendomi di rispondere ampiamente in un post,  più di quanto fosse stato possibile in diretta.

A prescindere dalla mansione alla quale ci si candida, che sia un ruolo amministrativo, tecnico, dirigenziale,

bisogna doversi, e sapersi vendere.

La tanto “odiata” vendita. Denigrata, scartata da una buona percentuale di candidati senza occupazione.

< sono disposto a fare qualsiasi lavoro, tranne vendita >

Quante volte me lo son sentito dire. Bhè è normale, non tutti siamo venditori, e molti non hanno nemmeno il minimo desiderio di imparare.

La paura maggiore ?

Il solo pensiero di dover andare a “rompere le scatole” a qualcuno che probabilmente non conosce il tuo prodotto o non te l’ha nemmeno chiesto, fa gelare anche gli spiriti più bollenti.

In un colloquio di lavoro siamo agevolati. E’ il nostro “cliente” a fissarci l’appuntamento e proporre l’incontro.

Fantastico. L’ostacolo più duro è superato, ora ci troviamo faccia a faccia con il nostro “compratore”.

Già il fatto di essere stati convocati vuol dire che la nostra azione di “marketing” è stata efficace.

Abbiamo incuriosito il nostro potenziale cliente. Il curriculum, la lettera di presentazione, il modo in cui abbiamo risposto al telefono.

Siamo stati bravi, abbiamo colpito nel segno.

E adesso ?

E’ un “cliente caldo”, quindi partiamo dal presupposto che c’è interesse, perciò bisogna restare concentrati, non far vedere che sei li per “vendere”.

Nella vendita si dice che non bisogna cercare di sembrare interessanti ma bisogna essere interessati alla persona che c’è dall’altra parte. Perciò se il tuo pensiero sarà solo quello di “portare a casa il contratto”, il cliente lo percepirà, e tu, perderai la vendita.

Verrà scelto un altro fornitore, un altro prodotto, non tu.

Come fare in modo che il selezionatore scelga te ?

Fatti queste domande :

Perché sei unico?

Cos’hai più della concorrenza?

In che modo risolvi l’esigenza del cliente?

Qual è il valore aggiunto?

Fai in modo di non competere solo sul prezzo, altrimenti prima o poi arriverà un altro fornitore con un prezzo inferiore e per te sarà la fine.

Durante il colloquio di lavoro devi saperti presentare, avere una buona dialettica, “convincere l’acquirente”.

La comunicazione è fondamentale, dal momento in cui apri la porta e stringi la mano al selezionatore al momento nel quale ti alzi e saluti. Non basta, ci sono tanti altri elementi da considerare.

Non si va ad un incontro senza essere preparati ed avere informazioni sul cliente. Ecco perché bisogna prendere informazioni sull’azienda, visitare il sito, chiedere ad amici, conoscenti, parenti, googlare per reperire informazioni. In Italia vige il divieto di anonimato ( leggi questo articolo) e le aziende hanno l’obbligo di inserire i riferimenti affinché il candidato possa risalire  all’inserzionista.

Se vuoi sapere come riconoscere un offerta truffa, clicca qui.

A meno che non si tratti di un’agenzia per il lavoro. In questo caso le APL, grazie ad una Autorizzazione Ministeriale ( verificare la regolare aut.min) che deve essere sempre riportata nell’inserzione, possono “tutelare” i propri clienti con l’anonimato, garantendo sulla veridicità e serietà dell’offerta.

Un bravo selezionatore vi farà parlare per acquisire informazioni e “studiarvi”.

Quali segreti vorrà carpire chi vi sta di fronte e quali elementi analizzerà ?

Non bisogna focalizzarsi sulle caratteristiche del prodotto, ovvero sulle competenze hard, che ripeto non è niente di sessuale, (leggi questo articolo) ma con questo termine si definisce ciò che si sa fare realmente.

Le competenze tecniche . Il selezionatore vuole individuare le soft skills, o meglio le “famigerate competenze trasversali. Le tue attitudini e caratteristiche personali.

In poche parole, sei in grado di fare la differenza ? qual è la tua unicità?

“Il Brand”. Chi sei. La tua reputazione, quello che hai imparato negli anni e puoi trasferire all’interno dell’azienda.

La capacità di relazionarti con il resto della squadra e risolvere le eventuali criticità.

Ti consiglio di leggere questo articolo dove parlo delle competenze.

Leggendo questo articolo, tra le righe, potrai comprendere quante similitudini ci siano tra la vendita ed un percorso che porta ad una assunzione.

Quindi se devo rispondere alla domanda  “quanto conta sapersi vendere in un colloquio di lavoro”, la risposta è : molto, ma la vendita inizia molto prima del colloquio.

Brand, Know how, marketing, posizionamento, comunicazione. Tutti elementi attinenti la vendita.

Se vuoi avere maggiori informazioni sul personal branding , leggi qui.

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Autore: Roberto Chessa

https://rchessa.wordpress.com/

14 thoughts on “Quanto conta sapersi vendere in un colloquio di lavoro

  1. Quindi, il fatto che non mi convocano nemmeno indica che la mia strategia di marketing non è stata efficace? Mmh.

  2. Trasmettere il concetto di “sapersi vendere” come valore aggiunto e non come lesione della dignità personale è sempre un compito difficile.

    • Per le cose semplici non ci si impegna 🙂 comunque on riesco a vedere niente di lesivo nel saper valorizzare la propria professionalità

      • Il fatto che non procuri danni reali, purtroppo, non è un limite per preconcetti e prese di posizione.
        Come per chi scarta a priori l’idea di vendere, c’è chi fa altrettanto per il pensiero di vendersi (nel senso di sapersi proporre), perché lo interpreta come un doversi adeguare.
        Ricordo un candidato che sosteneva il dovere della ditta di accettarlo per quello che era… e si parlava solo di uno stile di abbigliamento professionale, non di apostasia o rinuncia ai diritti civili.

  3. La differenza tra “interessato” e “interessante” è alquanto… interessante. Illumina.

  4. Scusa la scrittura. Sono dal tablet!

  5. Roby. A me le soft skills spaventano. Io sono una che il lavoro assegnato comporta fino alla fine. Se prefiggo un obiettivo lo porto a termine, ma nella maggioranza dei casi l’obiettivo è di tipo casalingo, come la capacità di risparmiare e di fare i conti in tasca, di trovare sempre lamrisorsa per le spese e di gestire le stesse spese precisando in anticipo l’intero iter che mi porta ad accumulare ciò che mi serve per non arrivare senza il giusto budget. Interesserebbe ad una banca il fatto che, pur non avendo specifiche competenze sulla contabilità, riesca ad affrontare le spese mie personali senza avere debiti?

  6. Conta molto anche la presenza. A volte non si supera un colloquio di lavoro per il solo fatto di non piacere abbastanza sia per quanto riguarda l’aspetto fisico sia per quanto riguarda il modo di vestire, ma anche perché ciò che sai non è abbastanza e poi l’età. Più avanza, meno possibilità hai. Se sei donna poi, non le vogliono sposate e con figli.

    • non si ha mai una seconda opportunità per dare una buona prima impressione. Purtroppo l’aspetto incide, almeno in prima battuta, poi sta al candidato far cambiare idea. Riguardo alle donne, per fortuna non tutti ragionano così. Essere donna e madre può anche essere un valore aggiunto. Dipende da quanto vale un candidato

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